domenica 7 novembre 2010

L'opportunismo ambientale dei nostri ammministratori

Tiene ancora banco sui giornali locali la vicenda sul fotovoltaico a baccanello, e si evincono ancora le contraddizioni dell' attuale amministrazione con la sua finta "anima ambientalista" che si manifesta soltanto quando fa comodo. Ricordo infatti a tutti che è inutile sventolare l'importanza del parco del monte canto e del bedesco quando in consiglio comunale pochi mesi fa l'attuale amministrazione ha deciso l'uscita da questo ente.

Il sindaco di calusco fa ricorso al Tar contro l'autorizzazione della Provincia: il grigio dei pannelli deturperebbe l'area verde
Roberto colleoni non ci sta: vedere la valle del grandone – un polmone verde nel cuore del Plis (Parco locale di interesse sovraccomunale) del monte canto e del bedesco, a calusco d'adda – diventare grigia di pannelli solari, non gli va giù. Così ha deciso di ricorrere al Tar, il tribunale amministrativo regionale di brescia, contro la decisione della provincia di bergamo di rilasciare l'autorizzazione alla società Zam Srl per la costruzione di un parco fotovoltaico nella verdeggiante vallata in località baccanello.
Una questione di tutela
«Non siamo contrari all'energia pulita, ma che si rovini una zona ambientale di pregio, caratterizzata da prati, boschi e cascinali, dove la manodopera dell'uomo lungo i secoli ha modellato la natura senza però rovinarla o deturparla, questo non lo tolleriamo – sbotta il sindaco roberto colleoni –. Per questo abbiamo deciso di ricorrere contro la concessione rilasciata dalla Provincia. Attenzione: ricorriamo contro la provincia e non contro la società che ha richiesto di realizzare l'impianto. In primo luogo il nostro ricorso è per tutelare il territorio del paese, rimarcando nel ricorso le carenze presenti nell'autorizzazione, come la mancanza della fideiussione per il ripristino dell'area alla scadenza dei vent'anni. La società non è ancora proprietaria dell'area, ha solo firmato il compromesso (preliminare di vendita): la legge dispone che chi realizza un impianto fotovoltaico sia proprietario del terreno. Inoltre rileviamo che la mitigazione per diminuire l'impatto ambientale dei pannelli non è adeguata; infine, non è chiaro chi debba occuparsi della manutenzione del verde».
Meglio sfruttare i capannoni
«Noi siamo contrari a usare il territorio agricolo – prosegue il sindaco –, in particolare quest'area della vallata del grandone, per coprirlo con grigi, tetri e malinconici pannelli solari. Ci sono tante superfici a disposizione sui tetti di capannoni o altri edifici. Sappiamo di essere il primo comune della bergamasca a fare ricorso al Tar su questo problema che assilla anche altri paesi. La scorsa estate abbiamo bloccato la richiesta di alcuni privati di sfruttare il fiume adda, in zona vincolata a parco regionale. Va bene cercare la produzione dell'energia pulita, ma con un occhio di tutela del territorio».


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Si spegne la ripresa di Italcementi

Si spengono nel terzo trimestre i segnali di ripresa di fine primo semestre. Pesano, secondo l'Italcementi, le politiche restrittive sui bilanci pubblici nei Paesi industrializzati, mentre la minore domanda ha comportato, in alcuni mercati, una significativa pressione concorrenziale sui prezzi. Il risultato è che il terzo trimestre ha visto per il gruppo guidato dal consigliere delegato Carlo Pesenti una flessione dei ricavi del 4% a 1,21 miliardi con un risultato operativo in calo del 37% a 105,4 milioni e un utile di periodo sceso del 45,1% a 51,68 milioni.
Interventi sull'efficienza
Complessivamente, nei primi nove mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2009, i ricavi del gruppo sono scesi del 4,7% a 3,66 miliardi. A parità di cambi e di perimetro risulta una flessione del 6,7% che ha interessato in particolare Italia, Bulgaria e Spagna, mentre è stato positivo l'andamento in Thailandia, Cina e Kazakistan. Riguardo ai volumi il settore cemento (meno 2,4% a 41,2 milioni di tonnellate) mostra una sostanziale stabilità nei Paesi emergenti e un calo in quelli industrializzati, mentre le vendite di inerti sono scese del 3,3% a a 28,7 milioni. Crescono invece quelle di calcestruzzo (più 1,9% a 8,6 milioni di metri cubi) dove l'incremento nei Paesi emergenti compensa le flessioni in Spagna e Grecia.
Il proseguimento delle azioni per il miglioramento dell'efficienza industriale, nonostante un aumento dei costi variabili, in particolare quelli energetici, ha intanto permesso un contenimento dei costi operativi, anche se non sufficiente a compensare l'effetto negativo sul risultato operativo (meno 25,1% a 303,3 milioni) derivante dalla riduzione dei ricavi. Da segnalare anche un contributo positivo di 45,4 milioni derivante dalle vendite di diritti di emissione di anidride carbonica eccedenti rispetto al fabbisogno delle attività produttive. L'utile di periodo si è contratto del 39,7% a 133,4 milioni. Il miglior andamento di aziende con soci di minoranza rispetto a quelle dove il gruppo è spesso azionista unico comporta che il risultato di competenza di terzi (meno 2,5% a 114 milioni) tiene rispetto alla caduta del risultato di competenza del gruppo (meno 82,2% a 18,4 milioni).
Prudenza per fine anno
L'«accentuazione della volatilità» secondo il gruppo condizionerà anche gli ultimi mesi del 2010. «In questo mutevole contesto, il risultato atteso continuerà a risentire del non favorevole andamento dei Paesi maturi, ed in particolare dello sfavorevole impatto derivante dall'erosione dei prezzi in Italia rispetto all'anno precedente - si legge in una nota del gruppo -. Pertanto i progressi attesi nell'ultimo trimestre nei Paesi emergenti potrebbero non essere sufficienti a compensare l'erosione dei risultati prevedibile nei Paesi industrializzati».
Sul piano patrimoniale, a fronte di investimenti industriali per 360,8 milioni, l'attenta gestione dell'attività finanziaria - l'aumento del 6,7% a 86,9 milioni degli oneri finanziari netti è legato a costi una tantum per 21,4 milioni a seguito del rimborso anticipato delle «notes» emesse negli Stati Uniti - ha permesso una riduzione da inizio anno di 62,9 milioni dell'indebitamento sceso così a fine settembre a 2.357 milioni. Il patrimonio netto è invece salito a 4,894,2 milioni dai 4.692,2 di fine anno.
In Ciments Français, alla quale fanno capo le partecipazioni internazionali, i primi nove mesi si sono chiusi con un calo dei volumi del 2,3% per il cemento e del 3,3% per gli inerti, mentre sono saliti dell'1,9% quelli del calcestruzzo. Al 30 settembre i ricavi consolidati sono calati dell'1,3% a 3,19 miliardi (meno 3,8% a perimetro e effetti cambi comparabili), mentre il risultato netto complessivo è sceso del 13,6% a 253,4 milioni.
Ieri il Cda di Ciments Français, nell'ambito del piano di semplificazione della struttura, ha approvato il progetto di fusione per incorporazione di Société Internationale Italcementi France-Siif (che detiene la partecipazione di Italcementi in Ciments Français): a seguito dell'operazione, che sarà sottoposta il mese prossimo all'assemblea straordinaria, Italcementi controllerà direttamente l'82% circa di Ciments Français.

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venerdì 5 novembre 2010

Poliambulatori, 200 in strada

Presidio con i sindacati contro il trasloco a Brembate Sopra, il sindaco Reduzzi: c'è l'alternativa di trasferirli al Policlinico
Le bandiere dei tre sindacati Cgil, Cisl e Uil sventolavano ieri mattina sopra circa 200 persone, in gran parte pensionati, che hanno presidiato il palazzo ex Inam di Ponte San Pietro, sede del poliambulatorio gestito dall'Azienda ospedaliera di Treviglio, per protestare contro l'ipotesi di trasferimento a Brembate Sopra.
Al presidio, cittadini e i sindaci di una decina di paesi dell'Isola, oltre ai consiglieri regionali Maurizio Martina e Mario Barboni, i consiglieri provinciali Matteo Rossi e Serafini Carissimi e il consigliere per gli enti locali della Regione Marco Pagnoncelli, del Pdl. «Vogliamo ribadire la nostra contrarietà al trasferimento a Brembate Sopra – ha spiegato Pierangelo Mariani, della segreteria provinciale Cisl –. Sul tavolo c'è un'alternativa, che è quella di portarli temporaneamente al Policlinico San Pietro: il direttore dell'Azienda ospedaliera di Treviglio dovrà tenerne conto». «La risposta dei nostri pensionati è stata positiva – osserva Pasquale Rizzuti dello Spi di Ponte San Pietro –. Lo spostamento a Brembate Sopra creerebbe disagi, soprattutto alle persone anziane». Concetto ribadito anche da Luisa Jacobelli, che a Mapello ha fondato l'Associazione anziani: «Ponte San Pietro è raggiungibile con i mezzi pubblici, è quindi un servizio accessibile anche alle persone che non ne hanno di propri».
«È opportuna – ha detto il sindaco Giuliana Reduzzi – una proroga alla data del 31 dicembre, quando il poliambulatorio dovrebbe lasciare l'ex Inam. La nostra proposta è quella del Policlinico San Pietro». «Riferirò la questione – ha affermato Pagoncelli – al presidente Formigoni e all'assessore Bresciani». (fonte eco di bergamo)
A lato cosa ne pensa il nostro primo cittadino.


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Anche a Baccanello va di moda il rosso


Finalmente con la posa dell'ultimo "tappetino rosso" si possono dire conclusi i lavori della nuova piazza di baccanello. Per la verità ci sono ancora dei piccoli ritocchi, fontana compresa, ma tutto sommato la parola fine dopo tutti questi mesi di ritardo la si può ugualmente utilizzare. E' quindi ora giunto il momento delle valutazioni sul risultato ottenuto.
Meglio prima o adesso? A voi il giudizio cari lettori.

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giovedì 4 novembre 2010

Paladini dell'ambiente...o incoscienti?


Riecco i nostri bravi amministratori in versione ambientalista.
Almeno così sembra dall'articolo del giornale di merate. Che narra l'ormai nota vicenda del progetto dei pannelli fotovoltaici a baccanello.
Progetto fortemente osteggiato dagli amministratori per motivi di carattere "naturalistico". Sensibilità queste così profonde da farci rischiare di pagare 7,5 milioni dei "nostri" euro per eventuali danni nei confronti dell'azienda richiedente la concessione.
Ma sarà poi tutto vero? I nostri amministratori in questi anni ci hanno dimostrato il contrario. Della tutela dell'ambiente non gliene frega proprio nulla e lo hanno dimostrato con atti amministrativi ben visibili: il ridimensionamento del nostro plis per ovvi motivi edificatori, e non ultimo, l'uscita dal progetto del monte canto e del bedesco!!
Quindi questa nuova sensibilità ecologica è del tutto falsa e fuori luogo e rischia soltanto di far pagare ai cittadini un sacco sdi soldi ( 7,5 milioni di euro) che ovviamente non abbiamo

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Oggi è il 4 novembre, ma si festeggia il 7

PROGRAMMA

Domenica 7 novembre 2010
- Ore 09.30 Alzabandiera e Inno Nazionale in Piazza S.Fedele
- Sfilata per le vie cittadine
- Deposizione corone ai Monumenti all’Alpino, al Fante, ai Caduti
- Intervento delle Autorità
- Benedizione del Monumento ai Caduti
- Santa Messa

Partecipano il Picchetto d’Onore Paracadutisti di Calusco d’Adda e il Corpo Bandistico Comunale di Ponte San Pietro.
Interverranno le Associazioni d’Arma Combattenti e Reduci, Alpini, Bersaglieri, Fanti e Paracadutisti.


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mercoledì 3 novembre 2010

Come fare centrali rispettando l'ambiente

L'avete mai vista una centrale idroelettrica con il parquet? Probabilmente no, a meno che, di straforo e cogliendo una delle (rare) occasioni in cui è stata aperta al pubblico, abbiate messo piede in quella di Crespi d'Adda.
Ebbene: è partito il conto alla rovescia perché questa centrale torni a spalancare le sue porte.
Ma non si tratta solo di mostrare le sue bellezze. La centrale che ha costituito il cuore pulsante di Crespi, del villaggio ideale voluto dai capitani d'industria, tornerà anche a funzionare. E con rendimenti tutt'altro che da museo.
Bella e utile, la centrale si avvia verso il recupero. Che è anche un restauro. Perché i Crespi non avevano badato a spese: quando nel 1908, abbandonando il funzionamento meccanico, hanno fatto costruire il polo idroelettrico per sfruttare la portata dell'Adda (qui arriva anche a 60 metri cubi al secondo), non solo l'hanno dotato di tre turbine all'avanguardia, ma hanno anche pensato per la sala macchine a un ambiente degno del contesto in cui si collocava. Ecco così parquet, affreschi, ceramiche sui muri. Una centrale dall'aspetto unico, in tema col villaggio che dal 1995 è patrimonio Unesco, e che ora vive sulla pelle segni di abbandono e non solo. Negli anni, infatti, è stata letteralmente presa d'assalto dai ladri di rame che hanno, poco alla volta, asportato anche i più piccoli tasselli (oltre all'orologio che dominava le sale, una scala a chiocciola e così via).
Ferma da 15 anni, perché i livelli di efficienza con quei macchinari erano quelli che erano, la centrale sull'Adda ora sarà recuperata. A dare il via all'operazione Adda Energi Srl, che in provincia sta portando avanti altre opere di ammodernamento di strutture idroelettriche (una su tutte quella di Fara d'Adda). Il manufatto è stato acquistato per mezzo milione di euro quando, a inizio anno, la Texfer (ex Legler) l'ha messo all'asta. Per ripristinarlo serviranno circa 3 milioni di euro. Per il rinnovo della concessione a produrre energia è appena arrivato il via libera del Parco Adda Nord, mentre è in corso la conferenza di servizi fra società, Comune, Provincia. Il progetto, come si vede anche dal via libera del Parco che a pochi chilometri da qui ha invece cassato i piani di tre nuove centrali fra Calusco e Paderno per via del loro impatto ambientale, è ritenuto «virtuoso» perché non influisce sul territorio. «Saranno fatte delle operazioni di pulitura dell'alveo e messa in sicurezza, ma tutto nel rispetto del contesto – chiosa Luca Gnali, presidente di Adda Energi –. È pieno il coinvolgimento della Soprintendenza per i Beni architettonici».
Quando potrà funzionare la centrale? Fra rinnovo concessione, progetti esecutivi e attuazione la stima è nel giro di un anno e mezzo. «Vorremmo mantenere i "gusci" delle turbine ma inserire macchinari nuovi, così si garantirà il rendimento», aggiunge Gnali. Il restauro sarà dispendioso, più che costruire un polo ex novo, ma c'è un pro sostanziale: la centrale già storicamente funzionava e quindi non crea impatto ambientale. E non si tratta di nuove concessioni, bensì di semplici riattivazioni.


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