Porthos
venerdì 20 gennaio 2012
Ma i giochi dove sono?
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giovedì 19 gennaio 2012
A Calusco si firma per ridurre gli stipendi ai politici
«Nun te regghe più» è il titolo di una nota canzone di Rino Gaetano e la classica risposta che si dà a chi continua a infastidirci e di cui vorremmo liberarci.
Dal settembre scorso è però anche il nome di una proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Corte di Cassazione e sostenuta da un gruppo di cittadini. L'obiettivo? Ridurre gli stipendi dei parlamentari e di tutti i dirigenti pubblici nominati dai politici o eletti dal popolo e adeguarli alla media degli stipendi europei. E se vi capita di imbattervi nella proposta mentre navigate su Internet o su qualche social network, non pensate sia la solita «bufala» o catena di Sant'Antonio che non porta a nulla, è un'iniziativa seria, pubblicata anche dalla Gazzet
ta ufficiale.
A Brembilla e in un'altra ventina di Comuni bergamaschi potreste pure trovarla pubblicizzata sui cartelloni luminosi. Si tratta di Arcene, Azzano San Paolo, Azzone, Calusco, Caravaggio, Castione della Presolana, Casnigo, Colere, Gorle, Grumello del Monte, Lurano, Pedrengo, Pontirolo, Rovetta, Sarnico, Solza, Treviglio, Verdello, Verdellino e Vilminore. L'iniziativa è stata pubblicata, come richiesto dalla legge, sulla Gazzetta ufficiale numero 227 del 29 settembre 2011 e, da quel giorno, è iniziata la raccolta di firme che si concluderà entro metà del prossimo marzo. Per la Valle Brembana attualmente è attivo solo il Comune di Brembilla, uno dei primi ad aderire e dove si può firmare. Promotore è stato Rodolfo Siggia, operaio comunale, da sempre sensibile a iniziative di questo genere, che per l'occasione ha pure attivato un profilo sui social network.
«Sono arrivato al punto di dovermi iscrivere a Facebook – dice –. Non lo avevo ancora fatto e a dire il vero non lo volevo nemmeno. Ma per avere informazioni e indicazioni dettagliate su come muovermi per il mio Paese ho dovuto farlo. Così sono riuscito a recuperare i modelli dei documenti utili allo scopo, sono andato in una stamperia e ci ho messo del mio per avere volantini, manifesti e documenti ufficiali. Poi a dicembre sono andato in Comune, all'ufficio elettorale, e ho lasciato la documentazione».
Da allora sono circa una quarantina le firme raccolte. «Teoricamente, stando al sito Internet – prosegue Siggia – chiunque può andare a lasciare la propria firma, anche se residente in un altro comune, dopo, però, aver richiesto un'autorizzazione nel proprio. Purtroppo le regole sono poco chiare e non sempre c'è questa possibilità, per cui l'ideale sarebbe che almeno una persona per paese si interessasse alla proposta di legge e attivasse il proprio Comune fornendo il materiale, così come ho fatto io». E dal sito Internet è possibile anche controllare quante firme mancano al raggiungimento dell'obiettivo, fissato in 50 mila. A ieri sera ne mancavano circa 32.700.
Per informazioni sulle modalità di attivazione del proprio ufficio elettorale è possibile consultare il sito Internet www.leggentrp.it. (fonte eco di bergamo)
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Dal settembre scorso è però anche il nome di una proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Corte di Cassazione e sostenuta da un gruppo di cittadini. L'obiettivo? Ridurre gli stipendi dei parlamentari e di tutti i dirigenti pubblici nominati dai politici o eletti dal popolo e adeguarli alla media degli stipendi europei. E se vi capita di imbattervi nella proposta mentre navigate su Internet o su qualche social network, non pensate sia la solita «bufala» o catena di Sant'Antonio che non porta a nulla, è un'iniziativa seria, pubblicata anche dalla Gazzet
ta ufficiale.A Brembilla e in un'altra ventina di Comuni bergamaschi potreste pure trovarla pubblicizzata sui cartelloni luminosi. Si tratta di Arcene, Azzano San Paolo, Azzone, Calusco, Caravaggio, Castione della Presolana, Casnigo, Colere, Gorle, Grumello del Monte, Lurano, Pedrengo, Pontirolo, Rovetta, Sarnico, Solza, Treviglio, Verdello, Verdellino e Vilminore. L'iniziativa è stata pubblicata, come richiesto dalla legge, sulla Gazzetta ufficiale numero 227 del 29 settembre 2011 e, da quel giorno, è iniziata la raccolta di firme che si concluderà entro metà del prossimo marzo. Per la Valle Brembana attualmente è attivo solo il Comune di Brembilla, uno dei primi ad aderire e dove si può firmare. Promotore è stato Rodolfo Siggia, operaio comunale, da sempre sensibile a iniziative di questo genere, che per l'occasione ha pure attivato un profilo sui social network.
«Sono arrivato al punto di dovermi iscrivere a Facebook – dice –. Non lo avevo ancora fatto e a dire il vero non lo volevo nemmeno. Ma per avere informazioni e indicazioni dettagliate su come muovermi per il mio Paese ho dovuto farlo. Così sono riuscito a recuperare i modelli dei documenti utili allo scopo, sono andato in una stamperia e ci ho messo del mio per avere volantini, manifesti e documenti ufficiali. Poi a dicembre sono andato in Comune, all'ufficio elettorale, e ho lasciato la documentazione».
Da allora sono circa una quarantina le firme raccolte. «Teoricamente, stando al sito Internet – prosegue Siggia – chiunque può andare a lasciare la propria firma, anche se residente in un altro comune, dopo, però, aver richiesto un'autorizzazione nel proprio. Purtroppo le regole sono poco chiare e non sempre c'è questa possibilità, per cui l'ideale sarebbe che almeno una persona per paese si interessasse alla proposta di legge e attivasse il proprio Comune fornendo il materiale, così come ho fatto io». E dal sito Internet è possibile anche controllare quante firme mancano al raggiungimento dell'obiettivo, fissato in 50 mila. A ieri sera ne mancavano circa 32.700.
Per informazioni sulle modalità di attivazione del proprio ufficio elettorale è possibile consultare il sito Internet www.leggentrp.it. (fonte eco di bergamo)
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Ricorso flop chiesti 6 milioni al sindaco
Anche l'eco oggi torna sull'annosa vicenda del parco fotovoltaico e sulla milionaria richiesta di danni da parte della società costruttrice."Sono stato citato in giudizio personalmente e non come sindaco del Comune di Calusco d'Adda. Amare Calusco vuol dire anche cercare di salvaguardare le cose belle che ci sono, e questo senza essere un integralista ambientalista, ma cercando di tutelare gli interessi economici con quelli generali".
È lo sfogo affidato a un comunicato pubblicato sul sito internet del Comune dal sindaco di Calusco d'Adda, Roberto Colleoni, che torna sulla spinosa vicenda del parco fotovoltaico in località Baccanello, nella Valle del Grandone. La realizzazione dell'opera da parte della società Zam srl di Calusco era stata autorizzata dalla Provincia, ma contro questa decisione il Comune aveva presentato un ricorso al Tar. Ricorso che lo scorso dicembre è stato respinto.
In attesa del pronunciamento dei giudici la Zam aveva citato in giudizio il sindaco, chiedendo un risarcimento di 6 milioni: secondo l'azienda, il ricorso avrebbe fatto perdere il finanziamento bancario necessario alla realizzazione dell'impianto.
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mercoledì 18 gennaio 2012
Esternazioni del nostro sindaco
E' apparso sul sito comunale una lettera del sig. sindaco dove il primo cittadino cerca di spiegare la vicenda della società zam e della richiesta milionaria di danni della stessa. Personalmente dopo aver letto la sentenza del tar e aver consultato un giurista mi sento di affermare che nella esposizione dei fatti del signor sindaco c'è qualcosa che non quadra. Lascio comunque agli attenti lettori la possibilità di esprimere una propria idea sulla vicenda.
Sono recentemente apparse sulla stampa locale notizie relative al ricorso al TAR proposto dal Comune di Calusco d’Adda nei confronti della Provincia di Bergamo relativamente ad un impianto fotovoltaico a terra da installarsi in località Baccanello.
Al fine di interrompere il diffondersi di notizie e interpretazioni totalmente prive di fondamento, desidero con il presente comunicato riassumere l’iter dell’intera vicenda.
In data 09/01/2010, venivo contattato da un rappresentante della Ditta Zam srl che mi esponeva la sua intenzione di installare un parco fotovoltaico a terra, in località Baccanello, su un terreno di 19.500 mq situato in Via alle Cascine. L’incontro era soltanto informativo, in quanto la competenza per il rilascio delle necessarie autorizzazioni ricadeva per intero sulla Provincia di Bergamo.
Durante l’incontro esprimevo le mie perplessità sulla scelta di quella particolare zona, naturalmente verde e integra dal punto di vista del paesaggio e mi rendevo disponibile a cercare altre soluzioni in zone degradate o, in alternativa, a cercare coperture di tetti o capannoni disponibili su cui installare gli impianti.
Mi era sembrato corretto, avendo a cuore Calusco, proporre una soluzione altern
ativa che, senza ledere gli interessi di impresa, mantenesse integra una delle aree più belle del nostro territorio. Ero cioè certo che, se l’interesse fosse stato quello di realizzare l’impianto e non di fare una mera speculazione economica, la soluzione ottimale si sarebbe potuta trovare. Proposta che, però, la ditta Zam non ha accolto.
Sentito il parere della giunta, sono stati incaricati l’Arch. Balbo e la Dott.ssa Panseri, esperti di questioni ambientali, di fare una valutazione di impatto ambientale dell’impianto su quel territorio e di fornirmi argomentazioni sia normative che tecniche, da presentare nella Conferenza dei Servizi (tenutasi in Provincia il 22/06/2010)per meglio dimostrare che le mie perplessità erano basate su argomenti concreti e non su pregiudiziali personali di tipo sentimentale o ideologico.
In tale sede, forte delle emerse motivazioni ambientali di cui alla relazione dei citati professionisti che appoggiavano in pieno le mie considerazioni, ho espresso il mio parere negativo alla realizzazione dell’impianto in quella località, pur mantenendo la mia disponibilità a trovare aree alternative.
La Provincia di Bergamo, in base alla normativa nazionale vigente, ha ritenuto non determinanti le argomentazioni del Comune e, in occasione di un ulteriore seduta di Conferenza dei Servizi, tenutasi a Bergamo in data 15/07/2010, si è dichiarata favorevole all’impianto.
Tuttavia l’autorizzazione, ad avviso del Comune, non conteneva alcune prescrizioni previste dalla normativa nazionale e dalla disciplina regionale. In particolare si riteneva che mancasse una garanzia fideiussoria per la manutenzione dell’impianto e la sua rimozione al termine del ciclo produttivo, garanzia necessaria per garantire al Comune il ripristino ambientale al momento della dismissione dell’impianto. A questo punto, sentita la giunta, ho ritenuto opportuno effettuare il ricorso al TAR contro la Provincia per tutelare le ragioni del territorio.
L’impresa ZAM era titolare dell’autorizzazione e poteva costruire l’impianto fin dal 2010. Sennonché l’impresa ha evitato di presentare alcuna dichiarazione di inizio attività.
In tale contesto, il Comune, anche per evitare di causare eccessivi contrasti, sia con la Provincia, sia con l’impresa, evitava di chiedere al TAR di sospendere l’autorizzazione.
La ditta Zam era quindi nelle condizioni di realizzare gli impianti, se solo lo avesse voluto e la scelta di non procedere ancora non l’ho capita, visto che l’autorizzazione era ormai stata rilasciata.
Però la ditta, che non ha ritenuto di realizzare l’impianto per ragioni ignote, pensa sia conveniente realizzare un utile di impresa chiedendo il risarcimento dei danni a me, per un ricorso presentato per tutelare le ragioni del territorio, piuttosto che realizzare ciò che poteva realizzare.
ZAM sostiene che il ricorso avrebbe fatto perdere il finanziamento bancario necessario alla realizzazione dell’impianto. In realtà il costo dell’impianto, dal momento della presentazione della richiesta di autorizzazione al momento del suo rilascio, era aumentato esponenzialmente perché il prezzo dei pannelli fotovoltaici, nell’autunno 2010 aveva raggiunto il suo massimo storico.
Tuttavia a prescindere dalle ragioni per cui ZAM non ha ritenuto di realizzare ciò che le era stato concesso di realizzare, ZAM ha proposto una causa risarcitoria non contro il Comune per un’azione amministrativa, ma contro il Signor Colleoni. Sono cioè citato in giudizio personalmente e non come rappresentante dell’Ente pubblico.
La differenza non è di poco conto!
Se passasse questo principio, ogni sindaco sarebbe facilmente ricattabile da tutti coloro che, sentendosi danneggiati da una decisione amministrativa sfavorevole, cercherebbero di cambiarla con la minaccia di una denuncia per danni.
E questo con buona pace della salvaguardia della giustizia e degli interessi generali di una collettività.
Quindi la cittadinanza stia tranquilla. Il comune non rischia nulla. La richiesta di danno è nei confronti della mia persona, non del Sindaco. Richiesta che ammonta a 6.000.000,00€ di risarcimento e che sarebbe difficile ripianare utilizzando la cospicua indennità mensile di sindaco di 1.100,00€ lordi.
Come sindaco, posso solo dire che sicuramente è meno faticoso citare per danni qualcuno in giudizio che lavorare per realizzare un’impresa. Ma questa è solo una mia opinione.
E’ di recente notizia la decisione del TAR di Brescia di rigettare il ricorso del Comune di Calusco d’Adda. Stiamo al momento valutando l’opportunità di ricorrere ulteriormente al Consiglio di Stato.
Questi i fatti e questa è la denuncia “personale” che mi è arrivata da parte della Ditta Zam con relativa richiesta di risarcimento.
Spero che questa ricostruzione dei fatti, con qualche aggiuntiva nota personale di commento, faccia chiarezza a aiuti a riflettere su questa “poco edificante vicenda”.
Gli avvocati della mia assicurazione stanno facendo il loro lavoro e sono sicuro che tutto si concluderà nel migliore dei modi.
Ho voluto condividere con tutti voi caluschesi le motivazioni ed il giudizio della mia scelta perché, come sindaco, il vostro giudizio sulla mia persona è più importante di quello di qualunque altro tribunale. E’ il solo che conta!
Sono tuttavia convinto che il mio sia stato un comportamento corretto, sia da un punto di vista amministrativo che politico.
Sono sicuro che Baccanello sta a cuore non solo a me e a chi ci abita. Amare Calusco vuol dire anche cercare di salvaguardare le cose belle che ci sono. E questo senza essere un integralista ambientalista, ma cercando di tutelare gli interessi economici con quelli generali.
Al fine di interrompere il diffondersi di notizie e interpretazioni totalmente prive di fondamento, desidero con il presente comunicato riassumere l’iter dell’intera vicenda.
In data 09/01/2010, venivo contattato da un rappresentante della Ditta Zam srl che mi esponeva la sua intenzione di installare un parco fotovoltaico a terra, in località Baccanello, su un terreno di 19.500 mq situato in Via alle Cascine. L’incontro era soltanto informativo, in quanto la competenza per il rilascio delle necessarie autorizzazioni ricadeva per intero sulla Provincia di Bergamo.
Durante l’incontro esprimevo le mie perplessità sulla scelta di quella particolare zona, naturalmente verde e integra dal punto di vista del paesaggio e mi rendevo disponibile a cercare altre soluzioni in zone degradate o, in alternativa, a cercare coperture di tetti o capannoni disponibili su cui installare gli impianti.
Mi era sembrato corretto, avendo a cuore Calusco, proporre una soluzione altern
ativa che, senza ledere gli interessi di impresa, mantenesse integra una delle aree più belle del nostro territorio. Ero cioè certo che, se l’interesse fosse stato quello di realizzare l’impianto e non di fare una mera speculazione economica, la soluzione ottimale si sarebbe potuta trovare. Proposta che, però, la ditta Zam non ha accolto.Sentito il parere della giunta, sono stati incaricati l’Arch. Balbo e la Dott.ssa Panseri, esperti di questioni ambientali, di fare una valutazione di impatto ambientale dell’impianto su quel territorio e di fornirmi argomentazioni sia normative che tecniche, da presentare nella Conferenza dei Servizi (tenutasi in Provincia il 22/06/2010)per meglio dimostrare che le mie perplessità erano basate su argomenti concreti e non su pregiudiziali personali di tipo sentimentale o ideologico.
In tale sede, forte delle emerse motivazioni ambientali di cui alla relazione dei citati professionisti che appoggiavano in pieno le mie considerazioni, ho espresso il mio parere negativo alla realizzazione dell’impianto in quella località, pur mantenendo la mia disponibilità a trovare aree alternative.
La Provincia di Bergamo, in base alla normativa nazionale vigente, ha ritenuto non determinanti le argomentazioni del Comune e, in occasione di un ulteriore seduta di Conferenza dei Servizi, tenutasi a Bergamo in data 15/07/2010, si è dichiarata favorevole all’impianto.
Tuttavia l’autorizzazione, ad avviso del Comune, non conteneva alcune prescrizioni previste dalla normativa nazionale e dalla disciplina regionale. In particolare si riteneva che mancasse una garanzia fideiussoria per la manutenzione dell’impianto e la sua rimozione al termine del ciclo produttivo, garanzia necessaria per garantire al Comune il ripristino ambientale al momento della dismissione dell’impianto. A questo punto, sentita la giunta, ho ritenuto opportuno effettuare il ricorso al TAR contro la Provincia per tutelare le ragioni del territorio.
L’impresa ZAM era titolare dell’autorizzazione e poteva costruire l’impianto fin dal 2010. Sennonché l’impresa ha evitato di presentare alcuna dichiarazione di inizio attività.
In tale contesto, il Comune, anche per evitare di causare eccessivi contrasti, sia con la Provincia, sia con l’impresa, evitava di chiedere al TAR di sospendere l’autorizzazione.
La ditta Zam era quindi nelle condizioni di realizzare gli impianti, se solo lo avesse voluto e la scelta di non procedere ancora non l’ho capita, visto che l’autorizzazione era ormai stata rilasciata.
Però la ditta, che non ha ritenuto di realizzare l’impianto per ragioni ignote, pensa sia conveniente realizzare un utile di impresa chiedendo il risarcimento dei danni a me, per un ricorso presentato per tutelare le ragioni del territorio, piuttosto che realizzare ciò che poteva realizzare.
ZAM sostiene che il ricorso avrebbe fatto perdere il finanziamento bancario necessario alla realizzazione dell’impianto. In realtà il costo dell’impianto, dal momento della presentazione della richiesta di autorizzazione al momento del suo rilascio, era aumentato esponenzialmente perché il prezzo dei pannelli fotovoltaici, nell’autunno 2010 aveva raggiunto il suo massimo storico.
Tuttavia a prescindere dalle ragioni per cui ZAM non ha ritenuto di realizzare ciò che le era stato concesso di realizzare, ZAM ha proposto una causa risarcitoria non contro il Comune per un’azione amministrativa, ma contro il Signor Colleoni. Sono cioè citato in giudizio personalmente e non come rappresentante dell’Ente pubblico.
La differenza non è di poco conto!
Se passasse questo principio, ogni sindaco sarebbe facilmente ricattabile da tutti coloro che, sentendosi danneggiati da una decisione amministrativa sfavorevole, cercherebbero di cambiarla con la minaccia di una denuncia per danni.
E questo con buona pace della salvaguardia della giustizia e degli interessi generali di una collettività.
Quindi la cittadinanza stia tranquilla. Il comune non rischia nulla. La richiesta di danno è nei confronti della mia persona, non del Sindaco. Richiesta che ammonta a 6.000.000,00€ di risarcimento e che sarebbe difficile ripianare utilizzando la cospicua indennità mensile di sindaco di 1.100,00€ lordi.
Come sindaco, posso solo dire che sicuramente è meno faticoso citare per danni qualcuno in giudizio che lavorare per realizzare un’impresa. Ma questa è solo una mia opinione.
E’ di recente notizia la decisione del TAR di Brescia di rigettare il ricorso del Comune di Calusco d’Adda. Stiamo al momento valutando l’opportunità di ricorrere ulteriormente al Consiglio di Stato.
Questi i fatti e questa è la denuncia “personale” che mi è arrivata da parte della Ditta Zam con relativa richiesta di risarcimento.
Spero che questa ricostruzione dei fatti, con qualche aggiuntiva nota personale di commento, faccia chiarezza a aiuti a riflettere su questa “poco edificante vicenda”.
Gli avvocati della mia assicurazione stanno facendo il loro lavoro e sono sicuro che tutto si concluderà nel migliore dei modi.
Ho voluto condividere con tutti voi caluschesi le motivazioni ed il giudizio della mia scelta perché, come sindaco, il vostro giudizio sulla mia persona è più importante di quello di qualunque altro tribunale. E’ il solo che conta!
Sono tuttavia convinto che il mio sia stato un comportamento corretto, sia da un punto di vista amministrativo che politico.
Sono sicuro che Baccanello sta a cuore non solo a me e a chi ci abita. Amare Calusco vuol dire anche cercare di salvaguardare le cose belle che ci sono. E questo senza essere un integralista ambientalista, ma cercando di tutelare gli interessi economici con quelli generali.
Colleoni Dr. Roberto
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martedì 17 gennaio 2012
PM 10 di nuovo alle stelle
Neve chimica anche a Calusco
Un'imbiancata tipicamente invernale sta accogliendo in questi giorni diversi paesi della lombardia, infatti molti cittadini, uscendo di casa, hanno trovato strade e giardini coperti da un sottile strato di neve. Solo che non si trattava di neve vera, o classica, cioè quella prodotta da una perturbazione, per intendersi, ma di «neve chimica». Una coltre che però, almeno fino a quando non si è diffuso su Internet il primo tam-tam che avvisava dell'anomalia, ha ingannato tutti. Il fenomeno sarebbe da attribuirsi a un processo chimico-fisico «abbastanza raro», in cui il pesante inquinamento prese
nte da giorni, per la permanenza dell'anticiclone, ha giocato un ruolo decisivo. Non sarebbe infatti stato originato da una massa nuvolosa, ma trarrebbe origine dagli strati più bassi dell' atmosfera, sui 300 metri, dove talvolta si forma una sorta di 'nebbia ghiacciatà, almeno secondo il glossario meteorologico. In alcune località, infatti, la neve è caduta anche con il cielo sereno, come nel Bresciano e nel Veronese. Abitualmente questa nebbia ghiacciata si forma in presenza di temperature molto basse e di umidità alta, ma anche con alti livelli di inquinanti nell'aria. Si può infatti creare un legame chimico-fisico in cui, in sostanza, i cristalli delle sostanze inquinanti innescano una nevicata, normale alla vista e al tatto, ma non «vera», e che invece di sciogliersi, per la presenza di temperature molto basse anche a terra, arriva fino al suolo. «Non è per nulla una neve tradizionale - conferma Vincenzo Levizzani, dell'Istituto per le scienze atmosferiche e del clima del Cnr - A memoria credo siano anni e anni che non accade». «La condensazione del vapore in atmosfera non si forma mai naturalmente - prosegue il ricercatore - serve un substrato che permetta di enucleare i cristalli di ghiaccio e di farli precipitare. Ma per catalizzare questo fenomeno non basterebbero sostanze qualsiasi, ma quelle presenti nelle aree inquinate di una grande metropoli come il solfuro di rame, l'ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati hanno quest'effetto. Queste particelle - prosegue - hanno una struttura simile a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e quindi funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve. E anche a calusco ci sono state diverse segnalazioni in tal senso, strane nevicate a ciel sereno in varie parti del paese.
nte da giorni, per la permanenza dell'anticiclone, ha giocato un ruolo decisivo. Non sarebbe infatti stato originato da una massa nuvolosa, ma trarrebbe origine dagli strati più bassi dell' atmosfera, sui 300 metri, dove talvolta si forma una sorta di 'nebbia ghiacciatà, almeno secondo il glossario meteorologico. In alcune località, infatti, la neve è caduta anche con il cielo sereno, come nel Bresciano e nel Veronese. Abitualmente questa nebbia ghiacciata si forma in presenza di temperature molto basse e di umidità alta, ma anche con alti livelli di inquinanti nell'aria. Si può infatti creare un legame chimico-fisico in cui, in sostanza, i cristalli delle sostanze inquinanti innescano una nevicata, normale alla vista e al tatto, ma non «vera», e che invece di sciogliersi, per la presenza di temperature molto basse anche a terra, arriva fino al suolo. «Non è per nulla una neve tradizionale - conferma Vincenzo Levizzani, dell'Istituto per le scienze atmosferiche e del clima del Cnr - A memoria credo siano anni e anni che non accade». «La condensazione del vapore in atmosfera non si forma mai naturalmente - prosegue il ricercatore - serve un substrato che permetta di enucleare i cristalli di ghiaccio e di farli precipitare. Ma per catalizzare questo fenomeno non basterebbero sostanze qualsiasi, ma quelle presenti nelle aree inquinate di una grande metropoli come il solfuro di rame, l'ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati hanno quest'effetto. Queste particelle - prosegue - hanno una struttura simile a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e quindi funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve. E anche a calusco ci sono state diverse segnalazioni in tal senso, strane nevicate a ciel sereno in varie parti del paese.Porthos
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